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La regina Vittoria e il suo tempo., Il Mulino, 2001. <p>43268</p> <p>1070</p> <p>brossura con alette</p> <p>buono, segni del tempo</p> <p>NB Questo libro, in quanto usato, potrebbe presentare segni di precedenti proprietari, quali sottolineature e scritte a matita o penna oppure timbri di appartenenza, non indicate nella scheda, come pure lievi abrasioni, piccoli strappi, piegature, tracce d'umidit&agrave;, ingiallimenti delle carte, incurvamenti e foxing, tipici dei libri usati.</p>
Donna chiusa alle innovazioni, è stata considerata dalle agiografie paladina della tolleranza religiosa. Madre e nonna dispotica, è stata addirittura descritta come un modello di amore materno. Con la regina Vittoria, in realtà, la Gran Bretagna del XIX secolo ha conosciuto soprattutto il "miracolo del consolidamento dell'ordine monarchico", realizzando, così, il modello della "democrazia all'inglese". Divenne sovrana nel 1838 a diciannove anni e, dopo un primo periodo di conflittualità istituzionale, seppe adottare un riserbo politico che, secondo Roland Marx, si rivelò indispensabile al buon funzionamento del sistema. Poté contare sulla saggezza del principe Alberto, suo marito dal 1840, e su quella di Stockmar, già consigliere del re del Belgio. A loro due andò il merito di aver pacificato i difficili rapporti della corona con il primo ministro Robert Peel, tra il 1841 e il 1842. Pur concedendosi talvolta eccessivamente all'aneddotica, Roland Marx ripercorre quattro significative fasi del lungo regno di Vittoria. Dopo quella iniziale, di assestamento del potere, il decennio 1851-61 fu connotato da splendore nazionale e stabilità sociale. Ma poi, con la morte del principe Alberto, la sovrana si appartò dalla vita pubblica, restò passiva in anni difficili per il paese, anni di crisi economica e di declino, che ebbero ripercussioni anche sull'immagine pubblica dell'istituzione monarchica. Vittoria riemerse dal "lungo sonno" solo a partire dal 1887, con la celebrazione dei cinquant'anni di regno. Si diffuse l'idea della corona come elemento fondamentale della società britannica e come simbolo di una grandiosa politica imperialistica. Divenne, insomma, una sorta di "icona rassicurante".
Giovanni Borgognone
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