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Difficile immaginare che la piccola isola di Ponza avrebbe potuto cambiare il destino del Regno d’Italia e la geografia dell’Europa attuale. Io l’ho scoperto leggendo Tore ‘e Crescienzo: il primo camorrista, breve romanzo storico, scritto in maniera impeccabile da Franco Schiano, ambientato durante i giorni dell’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna. Si è trattato di una rivelazione, infatti, soprattutto per mia ignoranza personale, ma anche un po’ per via di una storiografia ufficiale tutta sbilanciata sulla retorica unitaria, ignoravo con quali modalità e quali conseguenze per le genti del Sud il passaggio dal regime borbonico a quello sabaudo fosse avvenuto. Il romanzo è una ricostruzione puntuale e a tratti sorprendente della vicenda di Salvatore De Crescenzo, detto ‘Tore, camorrista di spicco, inizialmente utilizzato, con notevole cinismo, dalle forze sabaude al fine di assicurare l’ordine pubblico nella città di Napoli durante la fase di transizione, ma presto liquidato perché figura troppo ingombrante e pertanto mandato al confino sull’isola di Ponza. ‘Tore, collaborazionista tradito, ma personaggio ancora in grado di esercitare influenze sul popolo napoletano, diventa un interlocutore interessante per Francesco II di Borbone, rifugiato nello Stato Pontificio, ma ancora determinato, dopo avere opposto un’ultima disperata resistenza da Gaeta, a tentare la carta di una sollevazione popolare contro gli usurpatori. Su questi fatti storici Franco Schiano imbastisce un racconto avvincente, in cui la fantasia dell’autore va a sanare quelle lacune che il meticoloso lavoro di ricerca non ha potuto colmare. I dialoghi in napoletano e le descrizioni di luoghi e ambienti mandano sono particolarmente graditi a chi ha un legame affettivo con l’isoletta incantata: rivedere Ponza svegliandosi centocinquanta anni indietro nel tempo. Il tutto osservato da una piacevole prospettiva di pacata nostalgia neoborbonica.
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